gen 312012
 
Assemblea a Montecchio Maggiore

La recente sentenza del TAR del Lazio dice finalmente quello che tanti cittadini, associazioni e amministratori stanno dicendo da tempo, cioè che, il Governo nel 2009 ha compiuto un atto illegittimo proclamando lo ‘stato di emerg enza’ per il traffico in Veneto allo scopo di superare le norme di legge e i vincoli istituzionali e democratici verso le amministrazioni e le popolazioni locali. Di fatto sono invalidati tutti gli atti firmati dal commissario straordinario preposto e i lavori sono interrotti.
Questa non è una che una delle numerose contraddizioni emerse riguardo l’autostrada Pedemontana Veneta, un’opera imponente del costo iniziale previsto di 2,2 Miliardi di Euro, che dovrebbe sconvolgere per 90 KM da Spresiano (TV) a Montecchio il nostro già inquinato e cementificato territorio, che dovrebbe essere finanziata con un’ingente somma di denaro pubblico dalla Regione mentre Zaia predica da tempo sacrifici e tagli sui servizi di prima necessità.
Un’opera che sarà realizzata dalla ditta vincitrice della gara d’appalto, la spagnola SIS, mentre sui loro soci SACYR gravano pesanti ipotesi di imminente bancarotta. Un’opera che dovrebbe rilanciare, nel Veneto sempre più travolto dalla crisi economica, lo stesso arrogante modello di sviluppo che l’ha provocata! Un’opera che rischia di portare nel nostro territorio mafia e discariche tossiche come stiamo vedendo per la Valdastico Sud!
Di fronte a tutto questo la cittadinanza deve mobilitarsi e alzare la voce, lungo tutto l’ipotetico tragitto dell’opera, per ribadire con forza che la Pedemontana non serve, che un altro sviluppo del Veneto è possibile e indispensabile! Partiamo da Montecchio Maggiore, Comune in cui molte sono e saranno le importanti questioni urbanistiche, per informare, coinvolgere, discutere e proporre.
Giovedì 2 febbraio alle 20,30 si svolgerà un’assemblea presso la Sala civica Corte delle Filande, vicino al Duomo di S. Maria E S. Vitale a Montecchio Maggiore Piazza Marconi VI.
Comitati Difesa Salute Territorio No Pedemontana, Montecchio Slegata, Co.Ve.P.A, Comitato No alla Centrale Montecchio, Lista Civica Essere Montecchio, Partito della Rifondazione Comunista Montecchio, Partito Democratico Montecchio, Giovani Democratici Ovest Vicentino

gen 302012
 

Riunione Movimento 5 Stelle Rosà

Sabato 4 febbraio il Movimento 5 Stelle ha il piacere di invitarvi alla presentazione della lista per le prossime elezioni comunali del 6 e 7 maggio. la presentazione alla stampa e agli attivisti avverrà alle ore 10.30 presso l’oratorio Don Bosco di Rosà (via capitano Alessio, 40).

C’è ancora tempo per chiunque voglia mettersi in gioco. Vi aspettiamo numerosi!

Per maggiori informazioni www.rosa5stelle.it       www.bassano5stelle.it


gen 272012
 
movimento5stelleBassano

Si comunica che il giorno venerdì 27 gennaio alle ore 20.30 avrà luogo, presso l’Aula Magna dell’Istituto Comprensivo di Rosà, una serata informativa sugli impianti a biomassa legnosa e in particolare su quello presente nel cortile della scuola media.

Interverranno:
Dr. M. Berton (Presidente dell’Associazione Italiana Energie Agroforestali), Dr. V. Francescato (Direttore Tecnico),
Arch. Mirko Campagnolo (Comune di Rosà),
Tecnico Ditta Installatrice dell’Impianto.

Certi di un vostro sicuro interesse e partecipazione, vi porgiamo i più cordiali saluti.
Rosà 24.01.2012

gen 272012
 
hqdefault

I Coordinamenti di vari Comitati di Base Veneti impegnati nella difesa del Territorio incontrano i Capigruppo in Consiglio Regionale del Partito della Rifondazione Comunista e del P.D. per definire alcuni terreni di INIZIATIVA POLITICA COMUNE … Il prossimo passo : Una RIFLESSIONE PUBBLICA sui FINANCE PROJECTS che seppelliranno l’AGRICOLTURA ed il Paesaggio Veneto sotto un DILUVIO di CEMENTO e di ASFALTO …

gen 172012
 

Dal Blog di Beppe Grillo

carnival-italy.jpg

Costa Concordia è la metafora dell’Italia. Una balena arenata sugli scogli. Il capitanoprima ha causato il problema, poi lo ha negato e poi è scappato. Come Piè Veloce Berlusconi. Il capitano pretendeva di dare istruzioni dalla spiaggia, con i piedi all’asciutto, mentre i suoi secondi erano rimasti a bordo (conversazione). Esattamente come i partiti con il governo Monti. La nave ha un nome italiano, ma il proprietario è americano… come il nostro Paese. Il padrone americano si chiama Carnival, come la gestione della nostra finanza pubblica. L’equipaggio era formato da extracomunitari sottopagati, belìn, proprio come quelli che lavorano in Italia. Il titolo di Carnival è sprofondato in Borsa, come i nostri titoli pubblici. Per salvare il salvabile il personale di bordo si è ammutinatomentre la nave si inclinava sul fianco. Ecco, questo non è ancora successo sulla terraferma. Sulla Concordia l’equipaggio ha potuto ribellarsi soltanto perché non era presente la forza pubblica a manganellare agli ordini del comandante, come in Val di Susa. Il nome Concordia si riferisce all’unità fra le nazioni europee. I suoi tredici ponti hanno infatti nomi di Stati europei, tra cui Grecia, Italia, Gran Bretagna, Portogallo, Francia, Germania, un viatico mentre l’euro sta deflagrando e i tedeschi si farebbero tagliare un braccio piuttosto che finanziare Italia e Grecia. L’allarme è stato dato in ritardo, a imbarcazione rovesciata. Uguale-uguale alla catastrofe economica italiana, a Tremorti e alla “crisi dietro alle nostre spalle“. I soccorsi sono arrivati da imbarcazioni private. Le scialuppe erano insufficienti, i giubbotti di salvataggio erano contesi tra i passeggeri e i pontili in preda al caos. Sembra un’ordinaria giornata italiana. Il disastro non è avvenuto per cause naturali, ma per disattenzione. Una regola per l’Italia. La Concordia è affondata per essersi avvicinata all’isola per “fare un omaggio” con la sirena spiegata a amici e autorità del Giglio a loro insaputa. Come per Scajola e Malinconico!
All’inaugurazione la bottiglia di champagne lanciata contro la fiancata rimbalzò, il disastro è avvenuto di venerdì 13. Se fossimo superstiziosi ci daremmo alla fuga.

gen 172012
 

Da Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori 15/1/2012

La chiave dello “sviluppo” del Veneto negli ultimi quattro decenni sta in un verbo: “fabricare” (con una b).

Chi possedeva un pezzo di terra su cui “fabricare”, poteva aumentarne il valore di quattro o cinque o dieci volte, i comuni incassavano i soldi delle concessioni edilizie e i privati aumentavano il proprio capitale.

In questo modo, quarant’anni di “sviluppo” hanno prodotto una susseguirsi di zone industriali e artigianali(almeno una ma più spesso due o tre per ogni comune) e capannoni sparsi come bubboni free style in mezzo alla campagna e, negli ultimi quindici anni, centri commerciali a grappolo.

In questo scenario si cala l’Autostrada Pedemontana Veneta: 94 km di asfalto (6 corsie più complanari), 16 caselli, 36 comuni interessati, 2 provincie attraversate, 350 mila persone direttamente interessate dal passaggio di quest’opera, un numero molto più alto di persone interferite (l’APV interseca tutta la zona di ricarica della falda acquifera che alimenta gli acquedotti di diverse città tra cui Vicenza e Padova), 200.000.000 mq di territorio sottratti alla pianificazione locale attraverso lo strumento dei cosiddetti “progetti strategici” regionali che diventano di esclusiva competenza della giunta regionale.

L’Autostrada Pedemontana Veneta, formalmente chiamata “Superstrada Pedemontana Veneta a pagamento” è una tra le tante grandi opere che periodicamente entrano, escono e rientrano nell’elenco annuale della Legge Obiettivo.

Essa è stata concepita negli anni ottanta del secolo scorso, in un periodo di espansione economica, come risposta ad un fabbisogno di viabilità (ai tempi non si usava il termine mobilità) oggi superata dalla mutata situazione economica, dal calo costante del traffico privato e commerciale e dalla consapevolezza che il modello economico liberista e, conseguentemente nordestino, è crollato sotto il peso della propria insostenibilità.

Nel corso del tempo, la SPV, da opera pubblica (istituita dalla legge finanziaria relativa all’anno 2001) è diventata un’opera sostenuta da “project financing“, che, dicono i sostenitori, si ripagherà attraverso i pedaggi (ma non solo, poiché la regione garantisce un indennizzo di 20 mln di euro l’anno per 30 anni se i livelli di traffico saranno inferiori a quelli previsti).

Le amministrazioni regionali, negli anni hanno permesso la trasformazione della società nata per la realizzazione dell’opera (Pedemontana Veneta S.p.A.), da società a prevalente capitale pubblico a società a prevalente capitale privato (85% pubblico nel 2003 contro 42% nel 2007).

Si aggiunga che: l’iniziale costo di 600 miliardi di lire (320 milioni di euro) è diventato di 2.200 milioni, i circa 70 km del progetto iniziale sono diventati 95 (nei 25 aggiunti sono previste due gallerie “naturali” di 6,5 e 1,2 km del costo di 700 mln di Euro), l’attuale arteria che collega l’asse Est-ovest dell’Altovicentino, viene di fatto regalata alla società concessionaria (il consorzio di imprese che realizza e gestisce l’opera) che in certi punti la userà come complanare, in altri come sede dell’autostrada stessa (la mobilità, da bene comune, diviene un bene da privatizzare per fare profitti).

“E’ il progresso che avanza inarrestabile” ci dicono i favorevoli, e non si accorgono (o forse sì, ma non gli importa) che il progresso non ci ha regalato la felicità e ancora parlarne oggi significa essere invecchiati culturalmente senza aver capito che è arrivato il momento di sostituire il concetto di modernità con quello di contemporaneità, ossia la capacità di leggere il periodo i n cui si vive e cambiare direzione se necessario.

La SPV è un esempio perfetto di un modo di amministrare che preferisce a piccole opere utili (ad esempio l’alternativa proposta dai comitati di cittadini), l’opera faraonica ad alto contenuto di capitale, grande consumo di territorio e risorse, e con pochissime ricadute sul territorio.

E’ altresì l’esempio dell’assenza di dialogo e coinvolgimento delle popolazioni con cui vengono realizzate le opere nel nostro paese e lo dimostra lo strumento scelto e imposto dall ‘amministrazione regionale e dal governo nel 2009 per accelerare i tempi, saltare passaggi importanti quali il coinvolgimento dei comuni (che sono stati convocati per essere informati di decisioni già prese) e silenziare il più possibile la voce dei contrari.

Erano gli anni di Bertolaso, il tempo in cui in Italia si usava nominare commissari straordinari ad ogni piè sospinto (beatificazione di padre Pio, mondiali di nuoto, mondiali di ciclismo, G8 a La Maddalena e poi all’Aquila, traffico acqueo di Venezia, attraversamento mezzi pesanti in centro a Messina ecc.).

In base ad un’emergenza traffico dichiarata a fine luglio 2009 per i comuni di Vicenza e Treviso, l’allora Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nominò a metà agosto un commissario governativo con poteri straordinari per la realizzazione della SPV. Da quel momento ogni atto formale è di esclusiva competenza del commissario, la trasparenza un ricordo, la democrazia una chimera: ai comitati e cittadini contrari che hanno presentato ricorso viene negato l’accesso a due atti fondamentali (convenzione economica tra regione e concessionario e piano economico finanziario dell’opera) e i lavori hanno inizio senza che esista un progetto esecutivo complessivo dell’opera.

Oggi, a distanza di quasi due anni e mezzo il TAR del Lazio ha dichiarato illegittima la nomina del Commissario Straordinario, invalidando ogni suo atto e riportando indietro l’orologio a prima dell’approvazione del progetto definitivo.

Ciononostante i lavori stanno proseguendo, almeno stando alle dichiarazioni di commissario e residente di regione riportate dalla stampa locale, come se la sentenza del TAR fosse una fastidiosa puntura di zanzara.

L’arroganza di certi amministratori è stratosferica, la nostra tenacia nel resistere?
Un po’ di più?

Comitati Difesa Salute e Territorio Valle Agno-Malo-Altovicentino-Bassano

http://difesasaluteterritorio.blogspot.com/

gen 112012
 

11/1/2012

Negli ultimi giorni è tornato alla ribalta il tema della riscossione dei tributi, che si aggraverà a giugno con l’arrivo delle cedole del pagamento dell’IMU, non solo in Italia ma anche negli Stati Uniti con la discussione del Tea Party dove il candidato Repubblicano alle presidenziali Rick Santorum sostiene la necessità di lasciare le tasse in mano ai cittadini (vedi pedemontana Veneta in cui il governatore Luca Zaia fa ricorso al Consiglio di Stato con i soldi dei contribuenti Veneti per poter spendere 3 miliardi di euro per la costruzione dela SPV) . In particolare i riflettori si sono puntati su Equitalia prima per alcuni atti intimidatori e poi per alcuni commenti fatti dal Blog di Beppe Grillo. Le affermazioni del comico genovese che evidenziavano il fatto che se Equitalia venisse chiusa non se ne sentirebbe la mancanza.

Noi come Bassano5Stelle esprimiamo la nostra solidarietà a Beppe Grillo rispetto gli attacchi ricevuti da Destra, Sinistra e centro e auspichiamo che Equitalia, e tutte le sue ramificazioni , vengano accorpate alle agenzie delle entrate in modo tale da potenziare gli uffici periferici ( come quello di Bassano del Grappa) e non chiusi come si paventa da tempo. Questo perchè non avvenga, per assurdo, che a Bassano vi sia la filiale di Equitalia ma non la sede dell’Agenzia delle Entrate. Equitalia è la società pubblica (51% Agenzia delle Entrate e 49% Inps) italiana incaricata della riscossione nazionale dei tributi. Il Gruppo Equitalia si compone delle società Equitalia S.p.a. (capogruppo), Equitalia Servizi, Equitalia Giustizia e di 3 Agenti della riscossione presenti su tutto il territorio nazionale (Sicilia esclusa, la cui società si chiama Riscossioni Sicilia S.p.A.).

Il servizio nazionale della riscossione dei tributi è tornato in mano pubblica con la costituzione di Riscossione S.p.A., che nel 2007 ha cambiato nome in Equitalia S.p.A.

Equitalia è stata molto criticata per la sua lentezza amministrativa (che a sua volta fa aumentare gli interessi), per i tassi di interesse molto elevati (che molti definiscono “da usura”) che fanno lievitare i costi, e per la facilità con la quale ricorre al pignoramento di beni (inclusi immobili) a fronte di debiti relativamente modesti. L’inefficienza amministrativa di Equitalia è tale che molto spesso il debitore non sa neanche di avere la casa ipotecata a causa di un debito inizialmente modesto.

Può succedere infatti che una modesta multa stradale lieviti molto a causa degli elevati tassi di interesse e della lentezza amministrativa di Equitalia, rendendo impossibile il pagamento (per una persona che non vive in una situazione economica agiata) e causando quindi il pignoramento di immobili o il fermo amministrativo di veicoli.

Secondo Bassano5Stelle bisogna eliminare Equitalia e tutte le agenzie e autority, ato, ASL, fondazioni e consorzi (acqua, rifiuti, ecc), società a capitale pubblico come società intercomunali e Protezione CIvile S.p.A. con tutti i loro dirigenti superpagati ed ex politici. Facciamo la lista dei 20.000 che non mollano l’osso! Per eliminarle bastava una legge ordinaria mentre per eliminare le province ci vuole una legge costituzionale, come per bloccare gli stipendi dei politici e dei dirigenti basta una norma. Lo stato non può pagare una persona più di 5000 Euro al mese! Se uno vuole di più va nel privato e uno non può lavorare per lo stato e per i privati bisogna reintrodurre l’esclusiva. Come disse Gesù non si può amare Dio e il denaro. Il pubblico ed il privato! 

Bassano5Stelle

dic 302011
 

La Tribuna di Treviso 30/12/2011

«Illegittimo lo stato d’emergenza dichiarato dal governo, da annullare gli atti di Vernizzi». Compreso il progetto definitivo. Accolto il ricorso presentato da Loria

TREVISO. Il Tar del Lazio ferma la Pedemontana Veneta accogliendo il ricorso di un trevigiano di Loria. I giudici amministrativi, con sentenza depositata il 24 dicembre, hanno dichiarato illegittima la dichiarazione dello stato di emergenza nel settore del traffico e della mobilità nel territorio dei comuni di Treviso e Vicenza, firmata dal premier Silvio Berlusconi il 31 luglio 2009, e la successiva ordinanza del 15 agosto con le disposizioni urgenti di protezione civile per fronteggiare l’emergenza. Per questo vengono invalidate «non soltanto le proroghe successivamente disposte con riferimento alla delega di poteri nei confronti dell’organismo commissariale, ma anche le determinazioni assunte dal commissario delegato» (Silvano Vernizzi), tra queste il progetto definitivo firmato il 20 settembre scorso. Il Tar del Lazio ha infine condannato la presidenza del Consiglio dei ministri, la Regione Veneto e la Superstrada Pedemontana Veneta srl al pagamento delle spese di lite, 4.000 euro.

Una cifra ridicola se paragonata a 2.391 milioni di euro, ossia il costo per la realizzazione in project financingdell’infrastruttura che, secondo il progetto definitivo, dovrà collegare Montecchio Maggiore a Spresiano, passando per il distretto industriale di Thiene-Schio, Bassano e a nord di Treviso, incrociando 3 autostrade (l’A4, l’A31 e l’A27). Una lingua d’asfalto lunga 94 chilometri circa, unica superstrada a pedaggio in Italia, inaugurata il 10 novembre scorso a Romano d’Ezzelino con la posa della prima pietra da parte del governatore Luca Zaia.

Ma è un residente di Loria, paese tra le province di Treviso e Vicenza, a mettere i bastoni tra le ruote al megaprogetto. Assistito dal professor Luigi Garofalo e dall’avvocato Ludovica Bernardi, il 17 novembre 2010 ha presentato ricorso al Tar del Lazio per l’annullamento del decreto «di approvazione del progetto definitivo della superstrada a pedaggio Pedemontana Veneta e dei relativi elaborati del progetto». L’uomo, proprietario a Loria di un terreno sul quale aveva realizzato un fabbricato ad uso residenziale, sosteneva che il tracciato della superstrada, così come da progetto definitivo, si sarebbe posizionato a brevissima distanza dalla sua abitazione.

Punto cardine del ricorso è la contestazione della dichiarazione dello stato emergenziale, che ha permesso al commissario delegato Vernizzi di approvare il progetto definitivo al posto del Cipe. E i giudici del Tar, su questo aspetto, danno giudizi molto chiari: «Negli ultimi anni la decretazione d’urgenza ha indotto un’evidente espansione del concetto stesso di “straordinarietà” dell’intervento (in molti casi atteggiantesi quale “ordinaria” modalità di attuazione dell’azione pubblica), va invece rimarcato come la necessità di riaffermazione dell’ordinario quadro normativo ordinamentale imponga di ricondurre l’impiego di tale strumento in un ambito di effettiva, quanto comprovabile, eccezionalità: sì da scongiurare la praticabilità di surrettizie scorciatoie esclusivamente preordinate a garantire l’inosservanza della legge, laddove quest’ultima venga “sterilizzata” dalla consentita derogabilità alle disposizioni di rango primario. Se, a tale riguardo, non può esimersi il Collegio dal formulare l’auspicio che la competente Pubblica Autorità promani un forte segnale di discontinuità quanto all’uso intensivo – quanto, frequentemente, inappropriato – della decretazione d’urgenza». Dunque, secondo il Tar, il ricorso contro la Pedemontana impone di ribadire l’inadeguatezza motivazionale del decreto presidenziale del 31 agosto 2009, e del successivo affidamento in concessione della progettazione, realizzazione e gestione della Pedemontana.

I giudici amministrativi sostengono anche che «deve affermarsi che la possibilità di deroga alla legislazione vigente si atteggia quale misura estrema, pur nell’ambito di una situazione intrinsecamente emergenziale: con la conseguenza che, affinché l’eccezionale potere di deroga possa considerarsi esercitato nell’ambito dei suddetti limiti, è imprescindibile che l’autorità amministrativa si faccia carico ex ante di individuare le principali norme che, applicabili in via ordinaria, pregiudicherebbero invece l’attuazione degli interventi di emergenza».

Per questi motivi il Tribunale amministrativo regionale del Lazio ha giudicato illegittimo il decreto sullo stato di emergenza del 2009 firmato da Berlusconi, l’ordinanza sulle disposizioni di protezione civile, invalidando così anche le determinazioni assunte dal commissario delegato.

dic 192011
 

Bassanonet 17/12/2011 

Comitati e associazioni contrari alla SPV confluiscono in un’unica organizzazione e propongono la Pedemontana alternativa e “sostenibile”. “Questa infrastruttura è sbagliata e nasce già vecchia e obsoleta”

Nasce il “Coordinamento Veneto Pedemontana Alternativa”
La prima pietra della Superstrada Pedemontana Veneta è posata ormai da un pezzo, ma loro non demordono. Anche perché – come ricordano – sull’infrastruttura pendono ancora alcuni ricorsi al Tar, che andranno a sentenza a fine gennaio. 

I comitati e le associazioni che a vario titolo si oppongono alla realizzazione della SPV (Coordinamento 41 ricorrenti novembre 2010; Comitati Difesa Salute Territorio ValleAgno 2010; Movimento 5 Stelle meetup di Bassano del Grappa; Associazione no alla Centrale Montecchio Maggiore; Veneto Sostenibile; Coordinamento Associazioni NO Pat Venezia; Comitati Mobilità Sostenibile Loria, Altivole, Povegliano, S.Zenone; Associazione Parco delle Rogge Bassano del Grappa; 2004 Coordinamento Ambiente; Altroveneto) hanno deciso di organizzarsi formalmente in un unico organismo, che prende il nome di “Coordinamento Veneto Pedemontana Alternativa”, ovvero Covepa. 
“Non siamo il coordinamento di ecologisti che dicono no a tutto” – ha spiegato Francesco Celotto, portavoce del Covepa assieme a Massimo Follesa, nella conferenza stampa che questa mattina in Sala Tolio a Bassano ha presentato la nuova organizzazione. 
“Il nostro – ha puntualizzato Celotto – è un coordinamento di persone che in questi anni hanno detto no alla Pedemontana, ma proponendo soluzioni alternative. Il nostro scopo è quello di lanciare proposte concrete alla Regione e alle Amministrazioni locali perché la Regione, attraverso la legge obiettivo, ha bypassato le regole e gli stessi enti locali.” 

“Perché è sbagliata questa SPV”

Con un documento diffuso nell’occasione, il Covepa ribadisce i motivi per i quali “considera sbagliata questa SPV”. 
Innanzitutto l’economicità. “LA SPV, nella sua versione almeno oggi conosciuta – affermano i promotori del coordinamento – costa oltre 2300 milioni di euro. Sulla carta si tratta di una infrastruttura che utilizza la cosiddetta finanza di progetto che prevederebbe l’onere a carico dei privati che si ripagherebbero con i pedaggi per un numero preciso di anni. In realtà almeno la metà del costo sarà invece a carico degli enti pubblici, in primis la Regione, e esprimiamo forti dubbi sulla capacità che il bilancio regionale possa reggere questo impatto.”
C’è poi l’ambiente. “LA SPV, con i suoi quasi 96 km di cui circa 55 in trincea – dichiara il documento – rappresenta una profonda ferita al nostro territorio, sia sul piano paesaggistico che sul piano dell’inquinamento indotto dalla rimozione di pezzi interi della campagna veneta.”
Altri dubbi sono espressi sulla viabilità ed economia locale: “La SPV nasce come arteria a servizio del trasporto locale, e dopo internazionale. Osserviamo però che una strada con 16 caselli (da notare che dal 2012 i caselli saranno fuori legge secondo il più recente orientamento della Ue) risulta poco utile al traffico locale.”
Altro aspetto critico: l’interconnettività. “La Pedemontana – sostiene il Covepa – è un’opera lontana dalla ferrovia e anzi non prevede in alcun punto un interscambio gomma-treno, che la rende una infrastruttura che nasce già vecchia e obsoleta, distantissima dai più avanzati standard progettuali europei.”
Secondo il coordinamento, l’intero iter progettuale della SPV è stato portato avanti “proclamando una falsa emergenza-traffico nelle province di Treviso e Vicenza, utilizzando la decretazione che va impiegata solo in caso di emergenza, come ad esempio per il terremoto a L’Aquila.” “In questo modo – affermano – il Commissario Vernizzi, amministratore delegato di Veneto Strade, si sottrae al normale iter di legge e scavalca gli enti pubblici territoriali godendo di ampi poteri discrezionali.”
“La convenzione economica e il piano finanziario dell’opera ci sono a tutt’oggi negati – dichiarano i promotori – perché, come è stato detto all’incontro del 21 ottobre a Veneto Strade a Mestre, è un atto pattizio di natura privatistica tra il commissario Vernizzi e la società concessionaria. Ma si tratta di soldi pubblici, perché la Regione dovrà intervenire finanziariamente in caso di traffico insufficiente. Quando sarà poi realizzato il primo lotto della SPV, quello di Villaverla, la Regione dovrà comunque contribuire con 24 milioni di euro. Queste cose i cittadini non le sanno. E’ debito pubblico mascherato.” 

La Pedemontana “alternativa”

Il Covepa afferma di “non essere contro le strade e lo sviluppo, purché queste siano realmente al servizio del territorio e della popolazione”. 
Per questo motivo propone la realizzazione di una “Pedemontana alternativa” che risponda a precise caratteristiche: interconnettività; minimo impatto ambientale sul territorio, sfruttando i sedimi esistenti per quanto possibile e riducendo il tracciato tra la A31 e la A27; vicinanza alle aree industriali esistenti, evitando la costruzione di ulteriori bretelle; permeabilità al traffico locale, attraverso un sistema di barriere o una strada regionale a scorrimento veloce; realizzazione attraverso la legislazione ordinaria “senza l’improprio utilizzo del commissario governativo, inventando inesistenti emergenze traffico”. 
Il che vorrebbe dire – nell’ipotesi al momento estremamente improbabile, Tar permettendo, che governo e Regione accettassero queste condizioni – far partire un nuovo iter progettuale, ricominciare da capo la complessa concertazione coi territori, azzerare gli investimenti già fatti, smantellare i cantieri già allestiti per l’imminente partenza delle ruspe. 
Nonostante ciò, per il Covepa proporre l’idea di una nuova Pedemontana “sostenibile” non è una mission impossible. Il coordinamento si darà ora un organigramma, organizzerà una prima iniziativa in consiglio regionale, promuoverà assemblee e manifestazioni locali, collaborerà con altri gruppi in ambito regionale.
Spina dorsale di comunicazione e condivisione delle sue iniziative sarà il sito internet wwwcovepa.blogspot.com. “wwwcovepa” va tutto attaccato: se mettete il puntino dopo le tre “w”, viene fuori un sito spagnolo di comunicazione per le imprese agricole…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

dic 152011
 

Riportiamo un articolo apparso su La Stampa del 15/12/2011.

Che sia un’anteprima di quel che succederà alla nostra Superstrada a Pedaggio Pedemontana Veneta?

 

Palermo-Messina l’autostrada di cartapesta

Secondo la procura di Patti, negli ultimi cinque anni si è verificato uno schianto ogni tre giorni

Inaugurata 7 anni fa, costò 4,5 miliardi, ma è già da rifare: chiusa a pezzo

LAURA ANELLO
PALERMO

Per l’inaugurazione, sette anni fa, accorsero in duemila. Politici, portaborse, tecnici, vip e presunti tali. Tutti ad aspettare che lui, il premier Silvio Berlusconi, si materializzasse dall’elicottero privato per lo storico taglio del nastro dell’ultimo tratto della nuova autostrada. «L’opera che segna una nuova era per la nostra regione», come scandiva emozionato l’allora governatore Cuffaro appena lambito dall’inchiesta che lo avrebbe portato sei anni dopo in galera per mafia e al quale Berlusconi ribadiva «piena fiducia nel suo agire e nella sua onestà».

E pazienza se nella «terra baciata da Dio, dove avete sempre il sole e le donne più belle» – come diceva il premier facendo l’occhiolino alle hostess – si sarebbe scatenato di lì a poco il diluvio universale.
Pazienza pure se poco più in là, lontano dal set dell’inaugurazione, c’erano ancora tredici chilometri da completare che sarebbero stati aperti sette mesi dopo. Pazienza, infine, se l’asfalto nella galleria «Cozzo Minneria» – come confidavano gli operai lontano dalle telecamere – era stato spalmato sul fondo bagnato con una corsa alla Ridolini, tanto da cedere soltanto due mesi dopo, se nei tunnel non c’era aerazione e neanche telecontrollo, come stabilirono due inchieste poi archiviate. L’autostrada Palermo-Messina si inaugurò, dopo 35 anni, 35 governi, il costo siderale di 4 miliardi e mezzo, più o meno quanto serve a costruire il Ponte sullo Stretto.

Ebbene, sette anni dopo quel giorno, due gallerie dell’autostrada delle meraviglie stanno per crollare, secondo le stime del perito della Procura di Patti, il professore Gianfranco Capiluppi, docente del Politecnico di Torino e dell’Università di Cosenza. Sono fradice d’acqua, come sanno gli automobilisti che da anni accendono i tergicristalli perché ci piove dentro, anche se fuori il sole spacca le pietre. «Possibilità di distacco del rivestimento di circa il 70 per cento entro la prossima primavera», avverte la relazione.

Così i due tunnel (che si chiamano «Tindari» e «Capo d’Orlando», dal nome di due località) sono stati posti sotto sequestro, mentre la Procura ha inviato otto avvisi di garanzia per attentato alla sicurezza stradale ad altrettanti ex commissari straordinari e tecnici del Cas, il Consorzio per le autostrade siciliane che per gestire 268 chilometri di asfalto impiega la bellezza di 348 dipendenti, ai quali vanno aggiunti 150 stagionali: due casellanti per ogni chilometro, calcolava Patrizia Valenti, la dirigente regionale che nel 2008 è stata per breve tempo alla guida del consorzio per poi essere silurata, colpevole di avere indicato la luna con il dito.

Così i viaggiatori hanno riassaporato l’antica ebbrezza di percorrere la statale, uscendo e rientrando in autostrada, prima che il Cas l’altro ieri organizzasse il doppio senso di circolazione nella parallela galleria lato monte almeno nelle ore diurne. Ottenendo dalla Procura l’autorizzazione a rimuovere i sigilli per correre ai ripari con lavori di massima urgenza. Quelli che – come la polizia giudiziaria ha accertato, spulciando i bilanci del consorzio degli ultimi cinque anni – non sono mai stati fatti, a dispetto della convenzione con l’Anas che impone di destinare alla manutenzione almeno il 35 per cento degli introiti dei pedaggi, circa 80 milioni di euro all’anno. Facile a dirsi, meno a farsi, con centinaia di bocche da sfamare ogni mese. Stipendi che pesano per il 45 per cento sul totale degli incassi, mentre tutte le altre concessionarie dell’Anas non superano il 35.

Così l’autostrada è diventata una gimkana, con continui restringimenti, gallerie non illuminate, asfalto dissestato, guardrail non a norma, pericolo di frane, reti bucate tanto da offrire di tanto in tanto il fuoriprogramma di animali a passeggio sull’asfalto. Si è andati avanti di toppa in toppa, di strettoia in strettoia, di cartello in cartello, di preghiera in preghiera. L’appello al Padreterno non è servito però per i 13 morti e i 400 feriti coinvolti nei 610 incidenti avvenuti nei 49 chilometri del tratto fra Acquedolci e Falcone in cinque anni, tra il primo gennaio del 2006 a oggi, come ha calcolato la Procura di Patti. Uno schianto ogni tre giorni e mezzo. E l’inchiesta è partita proprio dall’ultimo scontro del febbraio scorso in cui morì un quarantaduenne di Capo d’Orlando, Sergio Lenzo, soldato sconfitto nella guerra contro la galleria «Tindari», a doppio senso per 18 mesi. Non un record, niente affatto, perché all’altezza di Milazzo c’è la galleria «Tracoccia» chiusa da tredici. L’Anas le chiama «non conformità» e, nel 2008, ne contava già 473. L’altro giorno, su un vecchio muro della città, sono riapparsi i cartelloni dell’inaugurazione. «Palermo-Messina, una scommessa vinta», esultava l’allora viceministro Gianfranco Miccichè.

dic 072011
 
L’associazione Venetosostenibile ha organizzato sabato 26 Novembre una interessante serata dedicata alla valle del Brenta.
Sono intervenuti l’ingegnere Alberto Baccega ed il professore Angelo Chemin.
Si è parlato della storia della valle, della sua importanza come via di communicazione ed alle soluzioni alternative al trasporto su gomma.
Di seguito riportiamo alcuni punti dell’intervento del prof. Chemin che illustra alcuni cenni storici della Valsugana.

La valsugana, crocevia in europa

la vallata del brenta mette in comunicazione il nord d’europa con la nostra penisola. Da una parte proseguendo verso la vallis euganea si giunge a venezia; dall’altra, non andando a Venzia ma proseguendo per padova, attraversando il po, innestandosi nella francigena si giunge fino a Roma.

Nella direzione verso il sud d’italia, ma percorrendo l’adriatico, la via ci porta fino al gargano, brindisi quindi fino all’imbarco della terra santa.
Una cosa da mettere in rilievo è che non solo la valle del brenta è linea di comunicazione nord-sud, ma anche est-ovest. In particolare, la via di venezia può portare ovunque. Si arriva al danubio quindi fino al mar nero.
Testimonianze degli spostamenti lungo la valle del Brenta
Tutte le testimonianze archeologiche ci restituiscono manufatti che mettono in rilievo come la via herculea passi proprio attraverso il canale di brenta. Quindi quest va ad avvalorare il percorso, attraverso il Brenta, della via est-ovest.
Inoltre, abbiamo anche dei manufatti che ci riportano all’egitto, specialmente nei luoghi di guado del fiume.

Questa è la testimonianza di come questa strada mette in comunicazione distanze molto grandi.

Ultimamente sono stati ritrovati reperti che ci riportano direttamente al centro d’europa. In particolare ossidiane, rarissime, così poco frequenti che i casi di ritrovamento si contano nelle dita di una mano.

La valle del Brenta nel medioevo, centro di comunicazione
Il momento in cui i percorsi della valle del brenta diventano molto importanti è tra il 915 e 917 dc. Dopo l’incursione degli ungari, Berengario I ancora re d’italia realizza delle protezioni ai passaggi principali del regno siano protetti, tra i quali il canale del Brenta. Protezione significa incastellamento, anche se non erano castelli come noi pensiamo. i castelli in muratura a malapena li possiamo trovare nel 1200-1300, che sono costruzioni molto recenti.
Quelli creati in quel periodo hanno a malapena una torre, un maschio (se c’è). Molto spesso realizzati legno, sopra una motta (una piccola altura di terra).
Berengario concede al vescovo di padova la signoria sul canale di Brenta, anzi sulla vallis solanea. La parola ‘solanea’ da cui proviene il nome del paese Solagna non ha attinenza con il sole, ma significa invece ‘corso d’acqua’. In questa valle presso la chiesa dedicata a S.Giustina viene permesso di edificare un castello molto consistente, e concede agli uomini libire di vivere tranquillamente.
Questo è punto importatissimo nella storia della valle, fondamentale per la struttura del territorio.
La signoria è estesa a tutte le vie pubbliche demanio regio, che afferiscono a questo luogo di S.Giustina di solagna.
Ciò significa che tutte le strade che partono dal piave e vengono nel canale di brenta, e quelle che vengono dall’Astico, hanno centro amministrativo in solagna.
Berengario ha stabilito la struttura del territorio, quell’asse nord-sud, e l’asse est-ovest.
Giancarlo Frison